Le interviste di Oltreconfine
Manuela Racci ¤ www.manuelaracci.com

Manuela Racci si racconta attraverso i libri della sua vita

di Mariavittoria Spina

in Bibliointervista (Oltreconfine - n° 7 - Set/Ott 2012)
€ 7.90 + spese sped.
MANUELA RACCI
Nata a Meldola (Forlì) il 28 agosto 1961, è docente della prima cattedra on-line di Biblioterapia presso l’Accademia-Opera a Roma e insegna materie umanistiche al Liceo classico G.B. Morgagni di Forlì. Tiene conferenze su argomenti storico-filosofici e letterari, seminari sulla Biblioterapia e partecipa a dibattiti televisivi su tematiche culturali. È vicepresidente del Comitato dantesco di Forlì, espressione della Società Dante Alighieri. Ha scritto tre libri: Dal cielo nei tuoi occhi e Oltre il cielo una terra (entrambi pubblicati dall’editrice Minerva) e Iniziazione alla Libroterapia (Edizioni Mediterranee).


Parliamo subito di Biblioterapia. In che cosa consiste e a cosa può essere utile?
Leggere è un modo importante per prendersi cura di sé, come scriveva il grande Borges, poiché ogni libro è un universo. I libri regalano benessere, sono una finestra sul mondo e una farmacia dell’anima. Per qualsiasi disturbo, carenza, bisogno, i libri curano, confortano, nutrono. Sono amici fedeli e inseparabili, soprattutto in momenti di sconforto e di solitudine. Sempre più diffusa tra le cliniche e le strutture ospedaliere è la pratica di utilizzare i libri in terapia, poiché, se scelti in modo oculato dal medico a seconda delle singole patologie e degli specifici casi, sembrano agire in profondità più di ogni altro farmaco e trasformano operando il salto, il necessario cambiamento. Si dice che il libro sia come una somministrazione omeopatica e involontaria, in quanto la lettura disfa di notte quello che la memoria ha costruito di giorno, compiendo un lavoro terapeutico vicino a quello del sonno e del sogno. Dunque, aldilà della presenza di patologie conclamate e vere malattie, è irrinunciabile credere nell’uso esistenziale della lettura. In effetti, sovente i malesseri dell’anima e i disagi emotivi e affettivi non dipendono necessariamente da vere patologie, quanto piuttosto dal negare spazio alle proprie esigenze interiori e dal bisogno di dare un senso alla propria vita.

Quali sono le opere che in questo percorso terapeutico vengono prescritte più spesso e per quale motivo?
Per quanto concerne la mia esperienza didattica e conferenziale, e i seminari che tengo su argomenti filosofico-letterari, le opere più terapeutiche in assoluto, di cui la gente ha davvero fame, sono i classici, gli antichi insostituibili classici, veri amuleti e talismani che hanno il potere della fusis (“natura”) greca. Le persone sono in cerca della Bellezza che ben sappiamo può salvare il mondo; per questo io uso molto Socrate, Platone, Seneca, Agostino, Pascal, Nietzsche... e in primis la Divina Commedia, il libro che cura tutti i mali.

Parlando della tua esperienza personale, c’è un libro che ha influito più di altri nel tuo percorso?
Proprio la Divina Commedia è il libro che ha influito di più sul mio percorso personale di crescita, fin dalle scuole elementari! La maestra ci leggeva l’Inferno, la mia tesi di laurea è proprio stata su Dante e la sua modernità, perché la Divina Commedia è un viaggio dentro l’uomo, una potente liturgia interiore nella consapevolezza che è necessario trasformare radicalmente se stessi, scendendo giù nei meandri dei nostri abissi, dove si annidano i nostri demoni, per poi risalire e ritrovare la nostra luce. Dal buio alla luce, la grande lezione di Dante è un viaggio d’amore per rivedere gli occhi di una donna che porta un nome salvifico, Beatrice, la deitade che ognuno di noi ha dentro ma ha dimenticato, perso nelle lande oscure della vita. Come dice Jung, la Divina Commedia è una discesa vertiginosa verso gli abissi e la psicologia del profondo per incontrare l’Ombra che, solo se attraversata, può essere fiaccata.

(continua)

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