Le interviste di Oltreconfine
Mauro Biglino ¤ www.maurobiglino.com

Mauro Biglino. Alieno troppo alieno

di Andrea Colamedici

in Incontri (Oltreconfine - n° 7 - Set/Ott 2012)
€ 7.90 + spese sped.
Padre Funes, direttore della Specola Vaticana, si mostra possibilista sull'esistenza di «fratelli extraterrestri». Prima di lui monsignor Corrado Balducci, il celebre teologo e demonologo, riteneva innegabile l'esistenza degli alieni e dei dischi volanti. È proprio dal Vaticano che si aprono questi incredibili spiragli sull'ufologia: perché?
Non ho elementi per poter formulare ipotesi in tal senso. Ricordo ciò che viene detto sull'incontro di Papa Giovanni XXIII con un extraterrestre nei Giardini Vaticani e i vari rumors che circolano attorno all'argomento. Se per caso gli alieni fossero ancora qui, sarebbe naturale che siano in contatto con un'istituzione importante come la Chiesa, che si occupa da millenni del rapporto con il divino, un tema in cui questi eventuali alieni non sono semplicemente implicati, ma si trovano all'origine di tutto. Noi abbiamo un certo tipo di Bibbia e affermiamo solitamente che da essa derivi la religione. In realtà dalla Bibbia derivano più religioni, al cui interno si trovano varie correnti teologiche, spesso in contrasto le une con le altre. Il motivo è che noi abbiamo solo una delle bibbie possibili. I giudei, attraverso la propria Bibbia, elaborata e definita dai Masoreti, dicono di essere i custodi della tradizione. La nostra Bibbia, quella cattolica, è costituita da quarantasette libri; quella riconosciuta ufficialmente dalla cultura giudaica, invece, è di trentanove libri, perché otto libri che i cattolici considerano come ispirati da Dio non sono accettati dai giudei. Non basta: c'è la Bibbia dei Settanta, ossia la Bibbia greca, utilizzata fino al quarto secolo dopo Cristo anche dal cattolicesimo, e riconosciuta oggi dagli ortodossi; il cristianesimo copto accetta dei libri che né i giudei, né i cattolici, né gli ortodossi accolgono. Non c'è una persona al mondo che sia in grado di dire dove si trovi la verità. Inoltre, all'interno del mondo giudaico-palestinese si trova, ad esempio, la tradizione samaritana, la cui Bibbia contiene circa duemila variazioni rispetto alla versione classica.

Da oltre cinquant'anni è attivo il Bible Project, un ambizioso tentativo di risalire alla versione originale della Bibbia. Quali potranno essere le conquiste di questo progetto?
Innanzitutto riuscire ad avvicinarsi veramente al testo scritto in origine dagli autori. Questo famoso Bible Project, nato nel 1958 e gestito dalla Hebrew University di Gerusalemme, ha l'obiettivo, forse anche un po' utopistico, di tentare di ricostruire una Bibbia che sia il più possibile vicina a quella scritta in origine. Si opera andando alla ricerca di tutti i documenti in circolazione sulla Bibbia, dai piccolissimi frammenti ai papiri più completi, per tentare di mettere assieme i riferimenti più antichi. Occorre tener presente che nella Bibbia cattolica sono citati una serie di libri che nei secoli sono scomparsi e che gli autori biblici conoscevano e citavano: non so se siano stati fatti sparire volontariamente. Uno dei responsabili del Bible Project, in un'intervista al Corriere della Sera, ha affermato che dopo l'esilio babilonese il lavoro più grosso dei redattori biblici è stato quello di far scomparire quel che di scomodo era presente nei testi. Noi dobbiamo sapere che, quando parliamo della Bibbia, innanzitutto sappiamo di non sapere.

Stiamo parlando comunque di traduzioni del codice di Leningrado, un testo nato dall'aggiunta delle vocali che, nelle versioni più antiche, non erano presenti. Perché le traduzioni effettuate a partire dalle versioni prevocaliche sono particolarmente interessanti?
Un traduttore alternativo è stato Kamal Suleiman Salibi, un docente dell'Università Americana di Beirut che, in uno dei suoi libri, La Bibbia Rivisitata, esegue una traduzione dei testi senza le vocalizzazioni apportate dai Masoreti. Si rifà a radici consonantiche semitiche alle quali fanno capo sia la lingua ebraica che la lingua araba, ricavando dei significati veramente interessanti, molto più stravolgenti di quelli che si trovano nei miei libri, considerati fantasiosi e inaccettabili. Ho scelto di tradurre con la vocalizzazione perché rispetto il testo redatto dai Masoreti, quello da cui deriva la Bibbia Stuttgartensia, che è l'edizione ufficiale da cui derivano tutte le bibbie che abbiamo in casa: non cambio neppure una vocale. Lui invece non ne tiene conto, perché a ragione considera i Masoreti come una parte di coloro che hanno lavorato sul testo: hanno messo le vocali, vale a dire i puntini e i trattini, a loro discrezione. Nessuno però può impedire di risalire al testo prevocalico. Salibi addirittura fa delle ipotesi sulla localizzazione degli eventi biblici, andando verso la negazione totale di ciò che si pensa di sapere sulla Bibbia.

(continua)

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