Le interviste di Oltreconfine
Umberto Grieco

Il medico accordatore

di Andrea Colamedici

in Universo Olistico (Oltreconfine - n° 5 - Mag/Giu 2012)
€ 7.90 + spese sped.
Cosa ricordi dei tuoi primi passi nella medicina?
Proprio stanotte facevo delle considerazioni. Ho iniziato come medico e ho ottenuto dei grandi successi nella professione, ma poi, non contento né soddisfatto di quello che mi offriva la medicina, ho preso altre strade. D’altronde la medicina non è stata la mia prima scelta. Volevo fare Fisica o Ingegneria, mi piaceva il mondo scientifico, però mia madre, la mattina in cui andai a iscrivermi all'università, mi disse: «Figlio mio, tu sei il settimo, tutti quanti hanno preso una strada. Io ci terrei tanto ad avere un sacerdote o un medico in famiglia; a quanto pare il sacerdote non fa per te, ma il medico, magari...» Così andai all'università e mi iscrissi a Medicina. Col passare degli anni ritornò il vecchio amore per la fisica, soprattutto una volta saturo del lavoro come medico mutualistico e chirurgo. La fisica mi diede manforte quando scoprii che per quasi tutte le patologie avevamo una eziopatogenesi sconosciuta con terapia ex adiuvantibus, cioè non se ne conoscevano le cause né le modalità di guarigione. Appena ebbi l'agio e l'occasione di saltare il fosso, di uscire da una condizione economicamente favorevole ma poco soddisfacente, partii. Andai in Germania per vivere in una dimensione differente e conobbi il metodo di Kruger.

Raccontaci il tuo incontro con Kruger.
È stato un bell'incontro. Al tempo vivevo agiatamente ma non ero soddisfatto di scrivere e trascrivere ricette e farmaci: non era proprio un impegno entusiasmante! Così colsi l’occasione: un giorno la figlia di un mio paziente, che soffriva di un'encefalite per cui era diventata sorda, sviluppò dei problemi seri al sistema nervoso. Grazie a una trasmissione radiofonica, Chiamate Roma 3131, nella quale parlavano del dottor Kruger, il mio paziente portò la figlia in Germania. Dopo aver fatto due cicli di terapia la ragazza riacquistò l'udito e divenne addirittura una ballerina. Logicamente io, appassionatomi, volli conoscere questo Kruger e lo andai a trovare in Germania. Quando m’incontrò mi chiese se conoscessi il tedesco, ma io risposi di no. L'inglese lui rifiutava di parlarlo, perché a quel tempo Oberammergau era sotto l’occupazione anglo-americana; quindi mi parlò in latino, convinto che lo conoscessi, in quanto italiano laureato. Quando lo sentii parlare in latino, che risate! Molti italiani affetti da patologie particolari come la cirrosi epatica e il mongoloidismo si recavano a Oberammergau per farsi curare da Kruger. Finalmente qualcosa di diverso dal solito ambulatorio a cui ero abituato in Italia! Così mollai più di quattromila assistiti e andai in Germania con Kruger, cominciando a vivere una medicina differente. All’Hilton di Roma organizzai anche una sua conferenza, molto contestata, per illustrare le sue terapie. In seguito, Kruger dovette fuggire dalla Germania per problemi fiscali. Un collega tedesco, per invidia, denunciò anche me e mi trasferii in Svizzera, un paese dove c'era ancora una certa libertà operativa. Arricchii il mio bagaglio con molte nuove conoscenze, andando sempre oltre la normale pratica medica. Ho qui con me il Mora e il Pitterling, potenti strumenti per misurare le frequenze attraverso i potenziali cutanei e acquisire delle informazioni sullo stato di salute dell'organismo e sull’eventuale presenza di batteri e parassiti. Allargando un po' l’ambito, attraverso queste apparecchiature sofisticate si possono fare indagini su quello che è l'inconscio della persona. Tali conoscenze mi hanno aperto il mondo della diagnosi attraverso la Biorisonanza elettromagnetica e la Radionica. Man mano che arricchisci il tuo patrimonio di conoscenza diventi sempre più sensibile e raggiungi un livello più alto di vibrazione. Un medico inesperto difficilmente nota una piccola stonatura, mentre io ormai faccio l'accordatore del corpo umano. Come un accordatore di pianoforte regola i rapporti di intonazione delle note, io in dieci secondi (frutto di cinquant'anni di ricerca) posso fare la diagnosi di un disturbo e delle cause che l'hanno indotto. Si tratta di una vera clinica ontologica, come mi piace chiamarla. Riesco a colmare le carenze dell’intera dottrina medica, così come me l’avevano insegnata all’università: conoscendo le cause posso trovare in fretta l’eventuale terapia.

C’è chi ti ha chiamato il medico dei miracoli.
Mi definì così Peter Roche de Coppens, che curai a distanza. Ma non sono un medico dei miracoli, è solo una questione di conoscenza! Il miracolo, se vogliamo chiamarlo così, è ciò che appare all'ignoranza degli altri, perché nelle mie terapie non vengono mai violate le leggi della natura. Ognuno di noi è una radio-ricetrasmittente; la medicina accademica si è rivolta al corpo fisico e ha fatto grandi progressi che sarebbe stupido non ammettere, ma dell'essere umano come realtà globale non ha preso atto: per farlo occorre integrare il lato dottrinale dell’Oriente con quello materiale dell’Occidente. Da appassionato di fisica, quando incontrai questo splendido macchinario [il Mora, ndr] che solo misurando la resistenza del corpo ti dà delle informazioni stupende, ho ampliato straordinariamente il mio campo di ricerca.

In che modo?
Ad esempio, mi dissero che avevo dei focolai del cervello. I medici non sapevano cosa fossero: semplicemente, mi diedero pochi mesi di vita. Incontrando poi la Radionica, grazie a Enzo Maggiore scoprii di avere un parassita nel cervello. Enzo Maggiore usava molto le frequenze e i segnali elettromagnetici; io sono guarito con questo sistema e da lì ho avuto il forte desiderio di non essere impotente di fronte al paziente. Mi sono inevitabilmente innamorato del metodo. Se il medico aspetta che il laboratorio gli fornisca le analisi su cui fare la diagnosi, è il laboratorio che impera. Bisogna indagare sul vissuto della persona, sui perché: cosa c'è nel cervello che non funziona? La Biorisonanza offre tante di quelle risposte che è un dolore e un dispiacere vedere la medicina ufficiale ignorare queste semplicissime tecniche capaci di individuare le cause di un tumore, di un cancro, di una patologia neurologica non chiara. Per dirlo con una metafora, se il corpo umano offre a un parassita nutrimento, ossigeno e giusta temperatura di sviluppo, perché questo dovrebbe andare altrove? È come avere la possibilità di andare a vivere in Costa Azzurra o a Taormina!

(continua)

Seguici su Facebook Seguici su Youtube Seguici su Twitter Seguici su Anobii
iscriviti alla newsletter
Iscriviti tramite Facebook
oppure

Acconsento al trattamento dei miei dati personali (decreto legislativo 196 del 30/Giugno/2003)