Le interviste di Oltreconfine
Umberto Di Grazia ¤ www.coscienza.org

Umberto Di Grazia. Viaggiatore della Coscienza

di Giovanni Picozza

in Incontri (Oltreconfine - n° 1 - Nov. 2011)
€ 6.00 + spese sped.
Ormai cinquanta anni fa hai iniziato un lungo itinerario che ti ha portato a viaggiare per il mondo e a confrontarti con scienziati e ricercatori di ogni tipo nel tentativo di capire e dare un significato ai fenomeni paranormali che fin da giovane hai sperimentato in prima persona. Oggi, varcata la soglia dei settanta anni, a che punto sei nel tuo percorso di ricerca?
Il mio lavoro degli ultimi anni è finalizzato a conoscere e comprendere il linguaggio che permette alla mente logica, legata alle parole e a un contenuto dualistico, di comunicare con la nostra parte più profonda, che non coglie il significato delle parole. E allo stesso tempo comprendere in senso inverso quali sono gli errori di traduzione che la mente logica commette deformando i segnali che riceviamo dal nostro profondo (sincronicità, sogni e intuizioni particolari). Il primo a rendersi conto di questo è stato Aristotele, che ha scritto di voler «scoprire il punto dove la verità, presente nel nostro profondo, viene deformata». Lui sapeva che il segnale di partenza contenuto nei sogni era corretto e che, una volta emerso in superficie, veniva deformato dalla nostra logica dominante. Intendiamoci, la logica rimarrà sempre, ma non deve essere riduzionista. Attraverso l’osservazione dei vari fenomeni dobbiamo renderla più duttile, in grado di captare anche altri tipi di informazione. Molti scienziati, invece, a forza di specializzarsi perdono l’intuito e non legano più le cose tra loro. La nostra logica abituata a dividere tutto, passato-presente-futuro, è un grande incantamento e non riesce a comprendere che la nostra energia è presente su varie dimensioni sovrapposte e vive in un presente continuo. Si deve quindi sempre partire dalla logica, ma la logica deve accettare di arricchirsi di parole e vocaboli che ancora non sono emersi.

Hai sempre avuto un rapporto fecondo e privilegiato con il mondo onirico. Qual è la chiave per accedere a questa dimensione che, secondo i tuoi racconti, può rivelarsi di estrema utilità nell’evoluzione dell’individuo?
Ci hanno abituato a sentirci vivi solo quando ci svegliamo, invece siamo vivi ventiquattrore al giorno... di notte cambiano solo le funzioni. Tutti sognano, ma non tutti si ricordano i sogni e credono quindi di non sognare. Secondo esperimenti fatti in laboratorio ciò non è possibile: non sognare porta a morire entro pochi giorni. Il sogno è un passaporto per entrare nella tua zona non-logica dove ci sono informazioni infinite e le risposte a tutte le tue domande. Conosco casi di grandi ricercatori, anche della Nasa, che hanno realizzato dei brevetti dopo aver ripetuto delle affermazioni prima di andare a dormire, quindi usando la logica, per più di ventuno volte. «Voglio la soluzione a x» oppure «Voglio capire x». Ripetere una cosa con la logica più di ventuno volte è potente come un mantra. Il numero ventuno mi fa pensare... se andiamo a vedere, anche il rosario è fatto così: dieci grani, pausa di uno, ancora dieci grani... La ripetizione funziona anche per ricordare i sogni. Prima di andare a dormire ti ripeti per ventuno volte: «Voglio ricordare un sogno!» È un metodo che funziona se lo si applica con forza e con costanza, animati dall’intenzione pura di capire, di crescere e di aiutare gli altri. Bisogna essere costanti e pazienti, perché è come se dovessimo imparare un nuovo alfabeto, partendo dalla logica, ma dando alla logica, attraverso la ripetizione, un valore altro.

Cos’è che deforma i segnali dei sogni?
Bisogna fare attenzione a tenere sotto controllo le emozioni e gli interessi personali. Dobbiamo capire che a livello profondo ci sono altre esigenze rispetto a quelle che abbiamo in stato di veglia. Nel cervellone di questo computer multidimensionale che sta dentro di noi c’è la soluzione ed è lì che dobbiamo andare, ma se soffriamo come tutti gli esseri umani, ad esempio per un abbandono, questo ci danneggia e non abbiamo risultati. Più vogliamo qualcosa su un piano logico, più quel qualcosa si ritarda a incontrare. Quando le nostre motivazioni sono forti e autentiche, esse ci spingono alla sincronicità e ci fanno incontrare la persona giusta o il luogo giusto al momento giusto. In noi c’è già una trama, ci sono già dei sentieri che conducono a cose positive e non riusciamo a vederli perché siamo troppo immersi in altro. Per questo la ripetizione funziona: è un metodo di autoipnosi, di autocondizionamento. Il pensiero ripetuto ha l’energia sufficiente per superare il filtro della censura della logica dominante.

(continua)

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